L’azienda Colle santa Mustiola si trova a Chiusi, una città in cui passato e presente sembrano fondersi, sublimando in un’atmosfera magica. Si dice che alcuni luoghi conservino l’energia di chi li ha abitati, la storia in questo territorio fa parte del presente, come in nessun altro luogo al mondo.
 
Per parlare di questa azienda, si deve fare un passo indietro, anzi molti, moltissimi  passi indietro.
 
Tutto cominciò 2600 anni fa, quando il leggendario lucumone Porsenna trasformò l’antica Camars, Chiusi, in una delle più potenti città etrusche.
 
Questo popolo crebbe e divenne la prima civiltà italica a poter competere con le grandi realtà della stessa epoca sorte in Medio Oriente, con uno stato ben organizzato e una civiltà ricca e raffinata, che poteva fare affidamento su un’economia fiorente basata sulla produzione dei metalli, il commercio e l’agricoltura.
 
Molti scritti antichi hanno decantato l'Etruria, descrivendola come un territorio opulento, ricco di fauna e prodigo di vendemmie.
 
Il vino è l’inchiostro con cui viene scritta la storia di questo territorio.
 
Da allora, questa terra si lascia scoprire poco per volta. E’ come togliere uno dopo l’altro i veli del passato.
 
 
Quando Fabio Cenni, negli anni ’80, subentrò al nonno nella gestione dell’azienda volle entrare nel cuore di questa attività.
 
Un giorno, camminando nelle vicinanze della casa, scorse una grotta che si intravedeva a mala pena tra la folta vegetazione.  Incuriositosi, tolse i rovi e le altre piante che nel tempo si erano impadronite di quel luogo ed entrò.
 
Cominciò a scavare con l’entusiasmo e l’emozione di un archeologo di fronte alla sua scoperta, fino a che non ne fu sicuro. Si trovava di fronte ad una tomba etrusca.
 
Questo ritrovamento lo spinse, a lavorare ogni notte, facendo riemergere centimetro, dopo centimetro, la storia di chi visse 2600 anni fa.
 
Oggi, questa è divenuta la parte più emozionante e suggestiva di tutta l’azienda: l’entrata di una splendida cantina, che si dipana in una serie di gallerie, che custodiscono le cose più preziose, le vecchie annate, come il labirinto di Porsenna, una serie di cunicoli che formano una città sotto la città di Chiusi, una trama intricata che porta al tesoro.
 
Parlando con Fabio Cenni, ci si rende conto di quanto sia stato naturale per lui produrre vini con una forte identità territoriale, visto il suo amore per questa terra e il suo desiderio di preservarla ad ogni costo, mantenendo viva la sua originalità e le sue radici.
 
Nei suoi 5 ettari di vigneto, a 300 metri sul livello del mare, ha operato una selezione clonale di circa 28 cloni di Sangiovese di cui 5 prefilossera, con una densità di 10.000 piante per ettaro.
 
I vini fanno un lungo affinamento in legno e poi in bottiglia. I grappoli sono accuratamente scelti e le fermentazioni sono naturali, con macerazioni lunghe.
 
I terreni sono pleocenici, fondali marini, con depositi alluvionali e medio impasto ciottoloso. E’ molto interessante osservarli all’interno della cantina, dove è visibile, guardando le pareti scavate, l’orlo di un enorme bacino sommerso del quale sono visibili le conchiglie che lo hanno abitato. Mi aspetto vini con grande sapidità.
 
I tre vini dell'Azienda sono: Vigna Flavia rosso Sangiovese IGT affinato in botte grande, Poggio ai Chiari, ( così chiamato perché il vigneto si trova su una collina che si affaccia sui laghi, chiamati chiari) rosso Sangiovese IGT, affinato in barrique in uscita al sesto anno dalla vendemmia e Kernos, (il nome è un nome etrusco che indica un contenitore di vino) rosato di Toscana Sangiovese IGT.
 
Durante la degustazione ho potuto apprezzare una verticale di Poggio ai Chiari dal 1992 al 2005  insieme ad Emiliano Falsini enologo dell’azienda, Riccardo Gabriele e Ian Dagata.
 
Il “Poggio ai Chiari”, è un vino che fa 36 mesi in legno
 
Le caratteristiche dominanti di questi vini sono la grande freschezza e la sapidità (una piacevole conferma).
 
La prima annata, “Poggio ai Chiari” 1992, sprigiona subito aromi intensi di erbe aromatiche secche, timo serpillo, lavanda, alloro,  devo ammettere che porta i suoi venti anni assai bene.
 
Il 1995 è un vino che al naso presenta intense note di viola e piacevoli note balsamiche, è molto elegante, setoso, i tannini sono evoluti e maturi, è un vino con un grande equilibrio (uno dei miei preferiti).
 
Il 1997 al naso, presenta aromi intensi di mammola appassita, sfumature di spezie, frutta rossa matura, tabacco, in bocca meno generoso del precedente.
 
Il 2000 è un ottimo vino, che riserva una maggiore cremosità, conferita dall’annata calda, ma sempre molto elegante.
 
Il 2001, al naso, presenta sempre note speziate impreziosite da sentori mentolati. In bocca, rispetto agli altri, è lievemente asciugante.
 
Il 2002, contravvenendo alla teoria del: ”annus horribilis”, che vede, questa annata, così piovosa da dover essere dimenticata, è un vino ottimo, ben fatto, molto elegante equilibrato e piacevole. Al naso un bouquet complesso si svela lentamente, al palato la trama tannica è sinuosa e raffinata (altro dei miei preferiti).
 
Il 2003 è indubbiamente più opulento degli altri, ma, mai eccessivo rispetto all’annata, molto piacevole.
 
Questi vini resistono anche ad annate torride, non oltrepassando il range di accettabilità di alcol potenziale, non eccedendo mai. Questa è una zona con un microclima più fresco. Degustando il 2003, ad esempio, ci si aspetterebbe di trovare un vino cotto, come nella maggioranza dei casi, invece si presenta molto equilibrato, il clima torrido al contrario apporta una piacevole cremosità.
 
Il 2004, potente all’olfatto, sprigiona sentori di frutta rossa, di rosa odorosa, di viola intensa e profumi terrosi. Al palato, ci regala una maggiore cremosità, con un tannino più dolce.
 
Infine il 2005, un vino nel pieno del suo vigore,  scalpitante, all’olfatto profumato con note fiorite, speziate e balsamiche. Al palato è polposo, morbido, avvolgente, ma mai invadente e scomposto, è il risultato di un perfetto bilanciamento tra, componenti dure e morbide.
 
Nel complesso sono vini con una grande freschezza e una leggerissima e piacevole sensazione salina, impreziositi da una nota balsamica, accomunati da un sapiente uso del legno, mai invadente.
 
Durante tutta la degustazione hanno confermato di essere vini con grande eleganza e carattere, la naturale e veritiera espressione di una terra ricca di storia e onore.
 
ALESSANDRA RACHINI
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2018  poggio ai chiari  
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